Percorso eno-gastronomico nel cuore del centro storico di Teggiano

Teggiano, domenica 20 giugno 2010 dalle ore 11.30
Introduzione

Tra i centri storici della Provincia di Salerno, Teggiano (m. 637 s.l.m. e 8.348 ab.) è certamente quello che ha conservato meglio la sua antica fisionomia di roccaforte ed è con tale aspetto che si presenta a chi raggiunge il suo Centro Storico. L'aspetto naturale di Ioppidum romano, ricordato ancora oggi dalla conservazione in pianta del Cardo e del Decumano viene rinnovato in epoca normanna e in età federiciana. Ma è soprattutto in epoca medioevale che l'allora Diano ha avuto un ruolo predominante nella storia del Vallo di Diano.

Difatti la potente famiglia Sanseverino vi costruì il Castello e la elesse a roccaforte dove potersi rifugiare in caso di pericolo. Lì Antonello Sanseverino, Principe di Salerno e signore dello Stato di Diano, insieme a molti altri feudatari della zona, ordì la Congiura dei baroni, una sorta di sommossa fiscale contro il re di Napoli Federico d'Aragona e conclusa nel 1487 con l'accordo fra le parti. A quell'epoca oltre al Castello era protetta tutta la città poiché Diano era cinta da alte mura con 25 torri di guardia e quattro porte di accesso e fu ritenuta inespugnabile dopo che resistette per 3 mesi all'assedio del nuovo re di Napoli Ferdinando d'Aragona.

Itinerario turistico consigliato

Nota: molti dei gioielli urbanistici e architettonici di Teggiano sono aperti eccezionalmente proprio in occasione de “I Fasti del Barocco"

Chiesa - Convento di San Francesco
Convento di San Francesco

La costruzione della Chiesa e dell'annesso Convento risale ai primissimi anni del XIV secolo, come attesta l'iscrizione posta sull'architrave del portale, datato 1307. Il Convento è considerato, verso il 1340, appartenente alla custodia di Principatus dell'Ordine dei frati Minori Conventuali di San Francesco. Il Convento verrà soppresso con le leggi napoleoniche nel 1808. La pianta segue uno schema "a fienile", molto diffuso nelle costruzioni dell'Ordine in area meridionale: ad aula rettangolare, coperta da tetto a capanna con l'abside a pianta quadrata un tempo coronata da volta a crociera. Nel 1745 un controsoffitto, dipinto dal De Martino, nascose le capriate, e le monofore poste in alto alle pareti laterali. Di notevole interesse gli affreschi: Scene della vita di San Francesco, eseguiti da ignoto maestro nella prima metà del XIV secolo e Santi Francescani con San Michele Arcangelo, della seconda metà del XV secolo. Preziosi anche gli stalli del coro cinquecentesco e il chiostro con il pozzo centrale.

Chiesa di Sant'Antuono
Chiesa di Sant'Antuono

Antichissima chiesetta, eretta forse prima dell’XI secolo, è situata sul lato nord del centro storico, poco distante dalle mura del Castello. L'esterno modesto nelle sue linee strutturali, presenta il campanile incorporato nello spessore della facciata: sul lato destro è posto sul portale di accesso con l'architrave decorato da un delicato intreccio arboreo. L'interno segue uno schema basilicale: una navata principale, di modeste dimensioni, affiancata un tempo da due navatelle divise da un ridotto colonnato. Una parte della navatella di destra fu demolita, nel 1958, per far posto alla strada. In recenti lavori di restauro sono emersi sulle pareti interne un importantissimo ciclo di affreschi medioevali.

Chiesa - Convento della SS. Pietà
Convento della SS. Pietà

Il complesso, sorto in epoca trecentesca, come convento benedettino maschile, fu trasformato da Antonello Sanseverino, Principe di Salerno e Signore di Diano, dopo il 1475, in convento dei frati Minori Osservanti di San Francesco. Nella stessa epoca fu arricchito di opere d'arte. La chiesa presenta, all'esterno, un bellissimo portico rinascimentale con tre archi poggiati su artistici capitelli attribuiti a Francesco da Sicignano e uno splendido portale in pietra (1476) con al centro, nella lunetta, una scultura raffigurante la "Pietà" e un portone ligneo scolpito e dipinto della stessa epoca. All'interno una grande navata con, sul lato sinistro, con archi a vela poggiati su basse e robuste colonne in pietra, una navatella laterale su cui si affacciano due cappelle, accoglie affreschi del XIV e XV secolo, tavole dipinte e statue del XV secolo e, nell'abside, un bel coro ligneo con gli schienali su cui sono dipinte le immagini dei Santi e, al di sopra, su un palchetto, il gruppo " del Compianto " una serie di sei statue lignee policrome (1505) attribuite a Giovanni da Nola e raffiguranti la deposizione con il Cristo morto, l'Addolorata, San Giovanni Battista, la Maddalena, Roberto e Antonello Sanseverino. All'interno del Convento vi è il grande chiostro con colonne in pietra lavorata e affreschi sulle vele e le lunette del XIV e XV secolo. Nel refettorio si conserva l' "Andata al Calvario" un grande affresco del 1476. Il complesso della Pietà è certamente il monumento più bello e più ricco di Teggiano.

Museo Diocesano - Chiesa di S. Pietro
Chiesa di S. Pietro

La trecentesca chiesa di San Pietro che oggi ospita il Museo Diocesano “San Pietro”, fu edificata dagli Angioini sull’acropoli della città antica, presumibilmente si ritiene sia stata fondata sulle fondamenta del tempio dedicato ad Esculapio, dio della medicina. Nel 1930 i locali dell’antica chiesa ormai sconsacrata, furono destinati ad ospitare il Museo Civico il cui fine precipuo era raccogliere le numerose sculture architettoniche e reperti dall’età romana al XVIII secolo provenienti dal territorio di Teggiano. Negli anni ottanta per disposizione della Soprintendenza ai B.A.A.A.S di Salerno l’edificio fu sottoposto a restauro e nel 1987, dopo un moderno allestimento della sala espositiva fu inaugurato il nuovo museo cui venne conferito il nome di Museo Diocesano “San Pietro” .

Chiesa - Convento di Sant'Agostino
Convento di Sant'Agostino

Fatta costruire come chiesa dell'annesso convento dei frati agostiniani, ha un portale d'ingresso su cui figura incisa la data 1370 e presenta uno schema iconografico ad aula, chiusa da un coro un tempo poligonale. Più volte restaurata, la chiesa, fatta eccezione per il portale, non presenta testimonianze medioevali. Del convento adiacente, sorto anch'esso nella seconda metà del XIV sec., è ben conservato il chiostro, decorato nelle volte da un ciclo di affreschi attribuiti al XVII sec., raffiguranti la vita di Sant'Agostino. Nell'interno della chiesa vi sono una grande statua di S. Agostino e due altari in pietra locale: l'altare maggiore e quello della Madonna del Buonconsiglio. Molto importante è una tela raffigurante il supplizio di Santa Margherita.

Chiesa di San Michele Arcangelo
Chiesa di San Michele Arcangelo

È tra le chiese più antiche di Teggiano e si presenta all'esterno con il caratteristico portico di piccole dimensioni disposto non sulla facciata, bensì sul lato lungo. Di antica data sono sia il campanile che il grande abside. Il presbiterio è rialzato, evidenziando maggiormente la presenza della CRIPTA, che è la parte più antica dell'intera costruzione. Interessanti sono i quattro rozzi e duri rilievi, colmi però di efficace espressione, raffiguranti i simboli degli "Evangelisti", databili intorno al 1270 e attribuiti a MELCHIORRE DI MONTALBANO. Di notevole pregio artistico gli affreschi della cripta: sulla parete sinistra troviamo una Madonna in trono tra San Giovanni Battista e S. Venera, un vero documento storico databile al primo decennio del XV secolo. Sulle altre pareti affreschi e frammenti di essi raffiguranti ancora Santa Venera e altri Santi risalenti al XIII secolo.

Il Seggio
Il Seggio

Il loggiato che sorge all'incrocio del Cardo e del Decumano, dal 1450 è stato sede del Consiglio Comunale e vi si svolgevano, intorno ad un tavolo in pietra, le riunioni della Universitas medioevale.


Cattedrale di Santa Maria Maggiore
Cattedrale di Santa Maria Maggiore

Sorta verso la fine del 1200, la chiesa ha subito nel corso dei secoli numerose trasformazioni. Nel Medio Evo l'ingresso principale era sulla piazza, preceduto da un porticato a tre archi, affiancato dal campanile, staccato, e con il Battistero di San Giovanni di fronte (questa struttura è tipica, basti pensare al duomo di Firenze o di Pisa). Verso la metà del 1800 ci furono però tre avvenimenti importanti: il terremoto del 1858, la beatificazione di San Cono e l'essere diventata, Diano, sede di Diocesi. Nel realizzare i lavori dopo il terremoto, si colse l'occasione per ingrandire la chiesa, realizzando tutta la parte del transetto del presbiterio e della sacrestia, invertendo anche l'ingresso che dalla piazza fu spostato nel vicolo opposto. Di pregevole fattura sono i due portali: quello principale ricco ed elaborato attribuito a Melchiorre nel XIII sec. e quello laterale del 1508.

All'interno:

  • il pulpito (rarissimo esempio in Italia di scultura firmata) scolpito da Melchiorre da Montalbano, datato 1271. Tutta l'opera, realizzata in pietra di Teggiano, su quattro colonne sormontate da quattro capitelli e da due archi trilobati, ha un significato allegorico: partendo dall'alto troviamo i simboli dei quattro evangelisti (Marco, Matteo, Giovanni e Luca), al di sotto, scolpiti nei triangoli, il cervo (raffigurante l'uomo non ancora convertito) poi il leone (raffigurante l'uomo forte e potente perché cristiano) poi Mosè che indica Eva. Nella figura centrale il leone rappresenta la potenza della Chiesa che regge la colonna attorcigliata simboleggiante l'umanità e, al di sopra, l'eterna lotta tra il bene e il male con il guerriero (il bene) che con sforzo difende la lepre (l'uomo) dall'aquila (il male).
  • la tomba di Stasio d'Heustasio, datata 1472 è retta da tre statue raffiguranti le virtù teologali (fede, speranza e carità). Nel corpo centrale una Madonna con bambino affiancata da angeli con a sinistra lo stemma dei d'Heustasio e a destra quello dei Sanseverino. Sul coperchio riposa Stasio vestito da guerriero con i piedi poggiati sul fedele cane. Stasio, però, era un guerriero e come tale morì chissà dove per cui non è stato mai sepolto in questa tomba che dal 1857, dopo che Diano divenne sede di Diocesi, conserva le spoglie del primo Vescovo di Teggiano Mons. Valentino Vignone.
  • la tomba di Enrico Sanseverino è l'opera più raffinata di questa chiesa. Attribuita a Tino da Camaino e scolpita nel 1336, è molto simile a quella del Duca di Calabria e a quella della moglie Maria d'Angiò dello stesso autore che si trovano a destra dell'altare maggiore della chiesa di Santa Chiara di Napoli. Tommaso Sanseverino, Gran Connestabile del Regno di Napoli, fondatore della Certosa di Padula e del Castello di Diano, volle per il figlio primogenito Enrico, morto giovanissimo nella Crociata a Gerusalemme, un sepolcro degno del suo rango. Poggiata su tre colonne tortili raffigura, nella parte centrale, i dodici apostoli con ai bordi e sulle fasce centrali scritte in oro su fondo smaltato leu e sul coperchio Enrico nelle vesti da crociato. Nella parte superiore è raffigurata la presentazione di Enrico, inginocchiato e con la spada al fianco, alla Madonna con bambino, affiancata da angeli e da Sant'Enrico di Hoistoffen con in braccio un infante che simboleggia l'anima del morto.
  • la tomba di Orso Malavolta, datata 1488, ricca e ricercata, è opera certamente di un artista venuto da fuori. Poggia su due alte cariatidi di epoca precedente che certamente reggevano un'altra tomba. Sul coperchio la figura di Orso, senese e medico personale di Antonello Sanseverino, principe di Salerno. Il fatto che un medico senese si trovasse a Diano alla fine del XV sec. si spiega con il fatto che Antonella aveva sposato Costanza, la figlia del Duca di Urbino, e insieme alla moglie ha portato con sé dal centro Italia anche tutta una serie di persone come medici, notai, pittori, scultori ect.
  • due angeli in legno dipinto del settecento, posti ai lati dell'altare maggiore.
  • due tele dei primi anni del XVIII sec. raffiguranti una Madonna con San Cono e un Miracolo di San Cono.
Museo delle Erbe
Museo delle Erbe

Il Museo delle Erbe con Viridarium, inaugurato nel giugno del '99, già rappresenta il punto di riferimento di numerose categorie sociali dai professionisti agli studenti, ai contadini, agli artigiani, alle massaie, ai ricercatori, agli studiosi, ai curiosi della Provincia di Salerno e della Regione Campania. Situato in pieno centro storico accanto all'antico Convento della SS. Pietà, si sviluppa in diverse sezioni:

  • Etnobotanica (l'antica spezieria medievale, la medicina popolare, le erbe nell'uso domestico, le piante ed i legni dell'artigianato, le erbe della magia);
  • Medicine naturali, preparazioni farmaceutiche ed erboristeria;
  • Banca semi ed antico germoplasma delle zone interne della Provincia di Salerno.
  • Erbario naturale, classificazioni e carte floristiche;
  • Micologia;
  • Monitoraggio sulle emergenze floristiche del Parco Nazionale del Cilento e Vallo di Diano;
  • Le erbe, la didattica ed il mondo della scuola.
Museo degli usi e delle tradizioni del Vallo di Diano
Museo degli usi e delle tradizioni del Vallo di Diano

Il piccolo museo di Teggiano è uno scrigno di reperti, mantenuti vivi nella loro funzione originaria, dall'antico telaio per tessere la tela, tuttora funzionante e con la tela avviata, alla gromola per la canapa, ai dipanatoi, ai filatoi, agli aratri per buoi e per cavalli, alle lucerne, agli attrezzi per falciare, mietere, trebbiare, setacciare, lavorare il legno e per compiere tutte le funzioni che la vita contadina del luogo richiedeva. Vi è anche un antico letto in ferro battuto, un cassone - armadio per granaglie e farina, trappole per topi molto antiche, vasi di ceramica e terracotta antichi, forbici per tosare le pecore, finimenti di cuoio e fotografie, tante antiche immagini, coi rudi progenitori in posa, nel loro portamento contegnoso e un poco forzato, nei panni semplici della povera gente di allora. E poi ci sono i ritratti, di chi stava bene, dei signori, coi vestiti di panno più leggero, delle donne giovani e delle bambine, timidamente civettuole. Completano la raccolta oggetti, musiche, costumi e soprattutto la documentazione sui cicli di lavoro che esistono ancora oggi, come, ad esempio, la trasformazione del latte, la produzione del pane, vino, olio, e la coltivazione del lino, della canapa, della lana.